La grande sterzata: nasce l’olio extra vergine d’oliva “con prodotto italiano”

La campagna olearia è in corso e c’è molta preoccupazione perchè purtroppo le previsioni più pessimistiche stanno diventando realtà. L’olio italiano sarà poco e i prezzi, infatti, stanno schizzando alle stelle.
In un quadro complesso, preoccupante e di tensione si sono aggiunte le dichiarazioni, riportate su IlSol24Ore, di David Granieri, presidente di Unaprol e di Andrea Carrassi, direttore di Assitol. Nell’articolo si evidenziava un sostanziale sdoganamento, da parte del presidente Unaprol, dei blend di oli di diversa provenienza, con la possibilità di valorizzare quelli che contenessero una percentuale, il 30%, di olio italiano. In molti vi hanno letto la volontà, infatti subito felicemente salutata dal direttore di Assitol, di dare una patente di italianità ai blend di diverse provenienze, purchè contengano olio italiano.

L’articolo ha provocato un piccolo maremoto nel mondo dell’olio tanto che sono immediatamente intervenuti i presidenti di Cno (Gennaro Sicolo), Unasco (Luigi Canino) e Unapol (Tommaso LoIodice): “riteniamo che la filiera dell’olio extravergine di oliva italiano debba essere espressione dell’identità e della qualità del 100 per cento “made in Italy”. E ancora: “Riteniamo che la qualità dell’olio extravergine di oliva 100% italiano, per le caratteristiche organolettiche che esprime è un patrimonio del nostro Paese. Diluirlo significherebbe vanificare tutto il lavoro sulla qualità condotto nel corso degli ultimi anni dalle singole organizzazioni di produttori, invertendo la rotta.

Un sollevamento che ha costretto David Granieri a una precisazione: “nessun tentativo di dare patente di italianità a blend di oli extra vergine che non contengano oli di vera origine Italiana”. Il progetto, però, esiste: “solo negli USA ogni anno l’80% di 120 mila tonnellate di olio importati dall’Italia appartengono alla categoria dei blend. Se riuscissimo attraverso un accordo di filiera a far aumentare la quota di olio italiano nei blend sarà un modo per nobilitare la presenza del Made in Italy nel mondo e sui mercati con alto potere di acquisto; remunerare le nostre imprese, ma soprattutto limiteremmo contraffazioni dell’origine di prodotto. Il tutto avverrà nell’ambito di un accordo interprofessionale che impegni chi vende e chi compra a monitorare il mercato.”

Non una smentita o una rettifica, quindi, ma una precisazione su un progetto, non ancora condiviso dall’intera filiera ma comunque in itinere.

Il progetto: olio extra vergine di oliva “con prodotto italiano”

Sugli scaffali, insomma, potrebbe comparire un olio con il bollino “con prodotto italiano” o qualcosa di analogo.
E’ vero che nelle miscele di oli comunitari, talvolta, c’è una certa percentuale di olio italiano.
Perchè però evidenziare proprio la percentuale di olio italiano e non di quello spagnolo, greco o portoghese?
La spiegazione, ovviamente, sta nei prezzi. L’olio italiano di nuova produzione quota ormai 6 euro/kg mentre quello greco e spagnolo intorno ai 3,5 euro/kg. Con prezzi all’ingrosso simili a quelli del 2014/15, è probabile che avremo anche prezzi a scaffale non così dissimili. La differenza di prezzo tra una miscela di oli comunitari e un olio italiano potrebbe essere d 3-4 euro/kg, una forbice sufficiente a permettere l’inserimento di un altro segmento: l’olio extra vergine “con prodotto italiano”.

Ci si guadagna?

Immaginando di cristallizzare a questo momento le quotazioni all’ingrosso degli oli e indicando, sommariamente, in 75 centesimi al litro i costi di logistica, imbottigliamento ecc sostenuti dalle aziende, vediamo, anche alla luce di prezzi a scaffale del 2014, quale potrebbe essere il posizionamento del nuovo segmento e i margini di cui potrebbe godere. Tutti i valori sono espressi in euro al litro.

Il margine lordo dell’olio “con prodotto italiano” sarebbe quindi elevato, comparabile con quello del 100% italiano. Si nobiliterebbe, in termini economici, la miscela di oli comunitari, conferendo una marginalità che ormai ha perso, semplicemente con l’aggiunta di una goccia in più di olio italiano e la creazione di un segmento ad hoc. Una perfetta operazione di marketing.

La reazione dei consumatori italiani

Stante che i consumi di olio extra vergine di oliva sono stazionari e anzi in un tendenziale calo, quale spazio si conquisterebbe questo nuovo segmento? Secondo tutti gli esperti e gli analisti di marketing da me consultati, un olio “con prodotto italiano” eroderebbe quote di mercato proprio al 100% italiano.

La reazione dei consumatori stranieri

Olivicoltori e frantoiani italiani hanno impiegato anni, senza neanche completamente riuscirci, a spiegare la differenza tra “Made in Italy” e “Product of Italy”. Ora, proprio quando la FDA americana ha lanciato una campagna straordinaria di controllo sull’olio d’oliva ed è stato eletto il protezionista Donald Trump alla Casa Bianca, dovremmo spiegare che oltre al “Made in Italy” e al “Product of Italy” esiste anche il “With Italian olive oil”? Temo che il risultato possa essere una maggiore disaffezione verso quanto proviene dall’Italia per abbracciare ancor di più un “Made in Spain” ben chiaro, limpido e semplice.

Il progetto di un olio “con prodotto italiano” presenta moltissime criticità e incognite, solo alcune delle quali qui rappresentate. La speranza è che rimanga solo un “sogno di metà novembre”…

di Alberto Grimelli
pubblicato il 18 novembre 2016 in Strettamente Tecnico > L’arca olearia

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